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DISSEPPELLIAMO LA LIBERTÀ


Le caratteristiche dell'Associazione (indipendente, costituita da abitanti) ed il genere di intervento effettuato (Lavoro di Strada) hanno provocato notevoli difficoltà nel confronto con le Istituzioni. Diverse sono state le contrapposizioni.
Abbiamo rifiutato le logiche di mercato e per questo non sono state più finanziate diverse attività.
La scelta dell'Associazione Circolo i Caruggi è stata quella dell'indipendenza, della ricerca continua di un identità partecipata presso il tessuto sociale in prospettiva della creazione di proposta e di organizzazione di comunità.
La coerenza di questo percorso è fondamentale al fine del coinvolgimento e della fiducia reproci con la popolazione e quindi dell'espressione protagonista comune.
Favorire il protagonismo significa innanzitutto favorire quello degli operatori, dei volontari, dei cittadini attivi, garantendo il rispetto della propria identità, indipendenza, libertà, gioia creativa.
Il cammino verso le finalità del progetto è anche il cammino dell'individuo nel senso delle proprie crescita ed emancipazione.
La duratura comunanza di pensieri ed azioni la si acquisisce individuando insieme agli altri i problemi,le risoluzioni,i sogni comuni.

Gettando uno sguardo sul terzo settore ci accorgiamo come, questa parte di società attiva, fondata sullo spirito di solidarietà e di giustizia, che si è da sempre sostenuta sulla propria libertà, creatività e progettualità sia contaminata profondamente dalla burocrazia e dal mercato.
Di fronte all'esigenza di deburocratizzare le istituzioni si è risposto burocratizzando il privato sociale.
Il mercato crea il povero ed il ricco, sull'elemosina destinata ai più sfortunati si è instaurato un altro mercato che ha creato i suoi professionisti: mentre da una parte si incita al lavoro di comunità, al coinvolgimento alla partecipazione dei soggetti sociali, dall'altra si instaurano le nuove caste, i nuovi linguaggi, i nuovi poteri, ulteriori filtri e barriere.
Il terzo settore burocratizzato ed imprenditoriale ha comportato notevoli danni tra i quali:
perdita di identità, fino allora riconosciuta dal tessuto sociale, di diverse realtà e quindi del radicamento degli interventi
perdita di potenziale rivendicativo circa bisogni non ascoltati
espressioni non di liberazione sociale ma di controllo sociale
perdita delle "reti solidali" che si formavano a seguito dei bisogni, dei casi, dei percorsi sostituite da reti e consorzi funzionali ai finanziamenti ed in eterna gara
senso di frustrazione negli operatori, inibizione della creatività, rassegnazione con perdita della visione utopica, del sogno, della dimensione strategica
gravi limitazioni nella flessibilità e duttilità degli interventi
preclusioni all'intervento partecipativo e propositivo dei soggetti sociali

Noi non vogliamo essere mercato e pretendiamo il diritto di esistere e continuare le nostra attività, offrendole sempre gratuitamente, sostenuti dalla Amministrazione per la salvaguardia del diritto dei cittadini di scegliersi e/o organizzarsi il servizio.
Esistiamo perché esistono dei bisogni, delle esigenze, delle situazioni di disagio forte, perché esiste l'ingiustizia di fondo. Ingiustizia che si annida ovunque ed arriva a penetrare nei rapporti più stretti, nel senso che abbiamo della vita.
Esistiamo perché esiste ancora la solidarietà, la voglia di costruire insieme, la gioia per i rapporti più semplici e leali, la voglia di condividere.
Esistiamo per creare una nicchia di resistenza che sappia sopravvivere a questa fase, cercandone di individuarne gli sviluppi e di essere pronti al momento della riconquista della consapevolezza sociale.
Noi vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo farlo, a cominciare da dentro di noi, proseguendo nel cambiamento del tempo trascorso con gli altri.
Sperimentiamo ritmi, modalità, elaboriamo possibili soluzioni, impariamo, ariamo, seminiamo.
Cerchiamo di costruire ideologia non elitaria ma partecipata, linguaggi che sappiano unire, progetti che sappiano rispondere.
Siamo minoranza attiva nelle minoranze, dobbiamo lavorare in modo metodico e capillare nell'abisso dell'infinitamente piccolo dove troviamo riflessi i meccanismi dell'infinitamente grande.
Questa fase appartiene alla fine di un era, quindi è difficile prevederne la risoluzione tanto più che lo sviluppo tecnologico ha tempi di crescita talmente veloci che non permettono risposte di riflessione ed eventuale resistenza efficaci.
Bisogna dotarsi di tempi e spazi diversi, di analisi, riflessione, azione , metodo.
C'è un errore nei fondamenti!
E' giunto il momento di riscoprire o riscrivere valori e regole, di chiarire i concetti come vita, educazione, individuo, collettività, benessere, dignità, rispetto, libertà.
Disegnare percorsi auto formativi, acquisire saperi, competenze, progettare alternative.
Si tratta di andare incontro al futuro con una propria identità ed una propria proposta restituendo rispetto, dignità e libertà di progetto agli individui.
Bisogna procedere, guai a star fermi e rassegnarsi, ri-scoprendo il gusto della scommessa, le proprie responsabilità, il coraggio di arrestare processi che minano lo spirito solidale e ri-conquistando convinzione,sicurezza, decisione
Noi vogliamo Partecipare, Lottare, Vivere, Costruire, Condividere, Protestare perché non sappiamo, vogliamo e possiamo fare altrimenti, mantenenendo l'emozione di lanciare il sogno e rincorrerlo.
Ogni passo nella direzione del sogno è il sogno stesso, mantenersi vivi è la parola d'ordine.
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