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LA STORIA DEL CIRCOLO I CARUGGI
UNO STRISCIONE
La nascita dell'esperienza è essenzialmente motivata dall'espressione di
volontà di una parte di giovani appartenenti alla comunità nella prospettiva della
creazione di risoluzioni ed alternative al disagio vissuto.
Il primo di dicembre 1988 comparve nella gradinata nord dello stadio di Genova uno
striscione con la scritta "I CARUGGI".
Successivamente contraddistinse il luogo dove i ragazzi del centro storico si radunavano
in occasione delle partite del Genoa.
L'aggregazione contava più di un centinaio di ragazzi e ragazze di età variabile
tra i 15 ed i 24 anni. Si organizzarono riunioni settimanali che contribuirono ad una
rapida crescita collettiva. Le attività comprendevano momenti organizzati allo stadio
(coreografie, trasferte, sensibilizzazioni), la creazione di squadre sportive per maschi e femmine del gruppo, gite, mangiate.
LA SVOLTA
In pochi mesi si acquisì la coscienza che la vera discriminante non era la
frequentazione della gradinata ma bensì l'ambiente, le relazioni, le problematiche
del vivere quotidiano, il nostro quartiere,il futuro.
Nacque l'idea di creare una presenza attiva nel territorio i cui obiettivi
consistessero nella ricerca e creazione di alternative al disagio ed alla noia.
Fu prodotta una fanzine (giornalino) dove risaltavano la volontà di essere protagonisti
nel proprio quotidiano ed il forte senso di appartenenza al gruppo ed al territorio.
Il gruppo reggeva economicamente le proprie attività sull'auto tassazione dei
partecipanti (ad ogni riunione era decisa la quota singola - £.2.500/5.000 in base alle
spese preventivate per quella settimana) o con il ricavato delle sottoscrizioni raccolte
in quartiere ed allo stadio in cambio di adesivi o magliette.
Si chiesero i locali al Comune dopo la raccolta di 4000 firme in una settimana, ottenute
interamente nei caruggi della città antica, al fine di potere disporre di un luogo che
fosse sede del gruppo ma anche spazio a disposizione dei giovani del quartiere, dove si
potessero svolgere attività di vario tipo ed in funzione dei diversi interessi.
Per chiedere i locali alla Pubblica Amministrazione era necessario essere costituiti in
associazione e questo avrebbe voluto dire definire chiari obiettivi, fornirsi di regole
scritte, l'assunzione di nuove responsabilità e la modifica di alcuni comportamenti.
L'ASSOCIAZIONE
Tra grandi e piccole contraddizioni, timori, ingenuità ed entusiasmi, si adottò un primo
statuto e nacque l'Associazione Circolo I Caruggi.
I primi rapporti con le istituzioni, tesi a conoscere e a farsi conoscere, furono
traumatici a causa del tipo di volontà politica incontrata e delle prassi burocratiche.
All'interno del gruppo le contraddizioni erano forti e, mentre alcuni scoprivano
nuove capacità ed impegni, altri mal digerivano questo nuovo modo di essere preferendo il
disimpegno pur rimanendo comunque solidali con l'Associazione.
IL TERRITORIO
Nel frattempo gli adulti del quartiere accoglievano con simpatia questa nuova iniziativa
sentendola propria grazie al lavoro di promozione e di informazione diffuso, metodico e
capillare degli aderenti, nonché della preesistente e reciproca conoscenza; negozianti ed
abitanti, in numero crescente, contribuivano allo sviluppo delle attività attraverso
periodiche e sontanee sottoscrizioni. Fino al 1995 questa fu l'unica fonte di sostegno che ci permise
di fornire attività sportiva e del tempo libero in maniera continuativa a 150-200 ragazzi/e l'anno.
Non vi è dubbio che la strada rappresenta, ancora oggi, la nostra principale risorsa.
LA LEVA 78/79
Si dedicò primaria attenzione a bambini/e e ragazzi/e, quelli che tutti i giorni
incontravamo in strada. L'inizio fu la costituzione di una squadra di calcio,
assemblata dagli stessi ragazzi di un gruppo che si ritrovava quotidianamente nella zona
Maddalena; le solite sottoscrizioni ci permisero di acquistare le divise, le borse ed i
palloni e di iscriverci ad un torneo.
Il giorno dell'acquisto di borse e divise i ragazzini (11-13 anni) fecero il giro del
quartiere mostrando a chi aveva contribuito il materiale; nei giorni e negli anni seguenti
alcuni negozianti, spontaneamente, avviarono nuove sottoscrizioni a nostro favore che
continuarono costantemente dal 1988 al 1995.
Le attività sportive ( costituzione di gruppi e partecipazione od organizzazione di
tornei di calcio e pallavolo) conteranno negli anni centinaia di adesioni.
IL LAVORO DI STRADA
La riuscita sensibilizzazione delle personalità più rappresentative dei gruppi di adulti
e di adolescenti spianava il terreno all'intervento, consentendoci la crescita e
l'approfondimento delle relazioni nella comunità.
Lo sviluppo del lavoro nel territorio, con i gruppi ed i singoli, determinò maggiori
sforzi organizzativi e quindi l'abbandono di un certo spontaneismo: si trattava di
acquisire competenze e dotarci di tecniche fino allora impensabili, che ci rendessero capaci di rispondere ai
casi specifici del disagio di gruppo ed individuale.
Valutate le nostre caratteristiche e quelle del territorio, si individuò nel Lavoro di
Strada la tecnica più naturale, oltre che maggiormente congeniale e necessaria al
raggiungimento delle finalità dell'intervento.
Il Lavoro di Strada è nato a seguito dei comportamenti e delle dinamiche spontanee e
naturali di una parte di giovani appartenenti al territorio, come risposta alle domande e
potenzialità inespresse presenti, comuni o personali significando la presa di coscienza
dell'importanza delle proprie azioni canalizzandole in prospettiva
all'organizzazione ed allo sviluppo della comunità al fine del riscatto nei confronti di un non felice quotidiano.
Il radicamento, la conoscenza dei linguaggi, delle culture, dei luoghi, delle persone e
delle loro storie di vita, delle risorse, dei bisogni e dei disagi, rappresentano, insieme
al senso di appartenenza al territorio, il patrimonio con cui è iniziata questa
avventura.
Si sviluppò un progetto e lo si denominò "Mercurio" perché è il dio dei
crocicchi, dei monelli, dell'eloquenza, della comunicazione e messaggero degli dei.
In particolare il Progetto poneva tra i suoi obiettivi l'andare incontro alle
situazioni di disagio, cercando di individuarne le origini, i possibili canali di risposta
cercando di facilitare le potenzialità e l'espressione delle risorse individuali e
collettive. Si cercava di proporre la costituzione di un ponte tra il sommerso ed i
Servizi con la prospettiva di potere rappresentare un servizio anche a questi ultimi. Il
Progetto presentato in Regione Liguria per i Progetti Sperimentali n.21/88 non passò. Il
target a cui l'iniziativa si rivolgeva in particolare era la fascia dagli 11 ai 18
anni.
La presenza in strada divenne comunque un momento di impegno e responsabilità, sempre
libero ma consapevolmente anche tecnico, non più soltanto spontaneo ma legato al
raggiungimento di obiettivi.
Serviva a questo punto attrezzarci di organizzazione, di nuove capacità, di acquisizione
di saperi e di nuovo confronto circa motivazioni ed obiettivi.
La capillarità con cui si interveniva nel territorio rese possibile l'individuazione
di persone sensibili e solidali al progetto e dotate di presenza carismatica nella
comunità (opinion leaders, educatori grezzi). Questi individui sono determinanti nella
diffusione di informazioni ed in operazioni di coinvolgimento del tessuto sociale.
Parallelamente si favorirono le connessioni tra i gruppi culturali, etnici e generazionali
presenti nella prospettiva del rafforzamento del senso di comunità e di coinvolgimento
futuro.
LE ATTIVITA'
Le attività aumentarono progressivamente in base alle esigenze, alle proposte, ai mezzi
economici (questi ultimi naturalmente costituivano, e costituiscono ancor oggi, la parte
triste della faccenda).
Attività sportive, feste, gite, campeggi e nel 1995 fu registrato il primo audio - visivo
con l'impegno di una ventina di adolescenti e la collaborazione dei negozianti del
quartiere che ci afidarono le proprie botteghe all'ora di pausa,
andandosene a mangiare.
FINALMENTE RICONOSCIUTI
I numeri, la progettualità, il lavoro svolto e qualche incisiva mobilitazione ci
consentirono, nel 1995, di usufruire dei primi contributi da parte del Comune di Genova.
Negli anni successivi abbiamo potuto avvalerci dello stesso finanziamento (contributi
retroattivi ottenuti dagli avanzi di bilancio), dalla Commissione Comunale contro la
violenza nello sport, e per due anni consecutivi (1996 e 1997) dei fondi per la famigerata
legge n.216/91, finanziamento non rinnovato per il 1998 perché non sarebbero stati
presentati i preventivi per i beni durevoli: peccato che non fossero contemplati nelle
nostre richieste. Aumentò la sensazione di essere boicottati da alcuni personaggi del
Comune o di altri Enti del Privato Sociale.
Nel 1998 siamo stati finanziati per la legge regionale n.21/88 per i progetti sperimentali
per il "Progetto Icaro", un osservatorio sui minori immigrati nel centro storico
di Genova, insieme ad altre Associazioni.
Nel frattempo si è cercato di consolidare la rete informale creata dall'intervento e
di partecipare a quella formale insieme ad istituzioni ed enti del privato sociale agenti
nel territorio. In particolare si è collaborato con il Distretto Minori e con
l'Ufficio Stranieri del Comune di Genova (sic!) e con i Servizi Sociali per minori
del Ministero di Grazia e Giustizia.
LA COPPACARUGGI
Nel 1997 si è svolta la prima edizione della Coppacaruggi, una manifestazione di calcetto
a quattro rivolta alla fascia di età dagli 8 ai 16 anni residente in centro storico.
Obiettivo è, attraverso il gioco (gratuito), favorire gli incontri e le conoscenze tra i
diversi gruppi di bambini ed adolescenti presenti nel territorio favorendo lo sviluppo del
senso di appartenenza e di coscienza di comunità, oltre all'assunzione di
responsabilità: le squadre sono autogestite dagli stessi ragazzi e la presenza di adulti
in campo è permessa soltanto alla fascia dei più piccoli.
La manifestazione è giunta alla sua quarta edizione con grande incremento delle adesioni:
i ragazzi iscritti o coinvolti nell'organizzazione sono stati circa 250.
Si sono avviati e consolidati i rapporti con le famiglie e le altre agenzie educative
relativamente a casi di gruppo o singoli.
Sono stati diversi i tipi di sostegno forniti: legale, scolastico, culturale, sanitario e
nei casi di pene detentive.
Tutte le attività sono sempre state offerte gratuitamente o con la formula delle libere
sottoscrizioni.
Le animazioni create e le feste in quartiere hanno sempre compreso il coinvolgimento
attivo della popolazione ed in particolare dei ragazzi, dettaglio a cui è sempre stata
data fondamentale importanza ai fini di generare il senso di partecipazione attiva.
RADIOCARUGGI
Radiocaruggi è espressione usata nel territorio per indicare le informazioni diramate
grazie ai naturali percorsi ed incontri tra le persone e così è stato denominato anche
il foglio di strada dell'Associazione, che, nelle sue saltuarie apparizioni, cerca di
diramare informazioni e fornire lo spazio di espressione al pubblico di strada ed a
sostenere i diritti ed una diversa concezione dell'infanzia e della adolescenza.
Con la disponibilità di maggiori risorse finanziarie si sono potute avviare diverse
attività del tempo libero. I soggiorni estivi in particolare hanno assunto un ruolo
importantissimo nello sviluppo del progetto e delle relazioni, fornendo la possibilità
agli stessi ragazzi di essere determinanti nell'organizzazione e nella determinazione
delle regole.
GLI ULTIMI ANNI
L'Associazione, che è stata costituita da ragazzi italiani, si è adeguata in questi
dodici anni in tempo reale alle mutazioni avvenute nel tessuto sociale del territorio e
rappresenta una ricca esperienza di multi etnicità. Particolare attenzione è stata
infatti dedicata alla facilitazione ed alla costruzione di gruppi composti da ragazzi di diversa etnia assecondando
la naturale integrazione che si svolge nei momenti e negli angoli del quotidiano
In questi anni sono state organizzate, insieme a famiglie, ragazzi ed altre Associazioni,
azioni di protesta nei confronti delle autorità nei casi in cui venivano ignorati dei
bisogni o calpestati dei diritti e specialmente per quanto riguarda la mancanza di spazi
di verde attrezzato ed impianti sportivi. Queste iniziative ci vedono coinvolti nella
veste di abitanti ed Operatori di Strada.
La fase rappresentata da questi anni di intervento è paragonabile alla crescita di un
seme piantato nella terra: abbiamo lasciato che si schiudesse e sviluppasse forti radici.
La scommessa consiste nello sviluppo di competenze e nell'acquisizione di formazione
e professionalità da parte dei soggetti coinvolti nell'iniziativa e ciò comporta
qualche lacuna organizzativa, diversa organizzazione e attesa dei tempi di maturazione singoli e
collettivi. Le forti motivazioni presenti, la loro condivisione, sono lo stimolo per il
realizzarsi di questo processo.
Enormi sforzi sono stati compiuti ai fini dell'acquisizione di una identità
culturale e politica propria dell'associazione, dibattuta, definita e riconosciuta
presso il tessuto sociale del territorio.Questa azione ha creato non pochi momenti di disorientamento
e provocato l'esplosione di forti contraddizioni culturali ed etiche.
In questi anni il Circolo i Caruggi è diventato un saldo riferimento riconosciuto dai
ragazzi e dagli adulti della comunità, suscitando profondo senso di appartenenza ed
ereditarietà di azioni e contenuti tra una leva e l'altra.
Le iniziative sono orientate al favoreggiamento ed alla costruzione di una sempre più
allargata partecipazione cosciente e responsabile, convinti che educazione sia favorire i
propri e gli altrui percorsi di emancipazione personale e collettiva.
LA RESISTENZA
Nel 1999 abbiamo usufruito di insufficienti contributi economici (Lit.13.440.000) da parte
del Comune di Genova fatto dovuto anche in conseguenza alla nostra posizione avversa sulla
interpretazione dell'Assessorato alla Promozione (o Rassegnazione?) Sociale
rispetto alla Legge n.285 ed alla sua applicazione.
La mancanza di finanziamentiadeguati ha portato ad un forte indebitamento e ci ha costretto,
per il 2001 a non potere più fornire le solite attività (sport, CoppaCaruggi, colonie estive) ai ragazzi.
Il 90% di questi ultimi non ha trovato alternative.
Il rapporto con i Servizi non è sempre stato dei migliori, derivato in massima misura
alle caratteristiche della metodologia adottata che mal si sposa con gli apparati
burocratici ma anche dai pregiudizi incontrati presso funzionari dell'apparato
dell'Assessorato ai Servizi Sociali e delle manovre ,nemmeno molto oscure,
da parte di alcune realtà appartenenti al Terzo Settore molto più attente a strappare appalti che a rispettare le persone.
Il fatto che non cedessimo al consorziarci presso i grandi Enti per preservare la nostra
identità, nonostante i tagli economici, decretava naturalmente l'isolamento dal
"loro" mercato.
La nostra scelta è sempre stata quella dell'indipendenza, della solidarietà, del non volere essere
contagiati dal marketing mantenendo così intatto lo spirito associativo e rivendicativo in difesa dei diritti
Perché l'Associazione fosse sostenuta dall'Amministrazione Comunale e perché
venissero assegnati i locali per il Cerchio Sociale Pow Wow il 21/12/1999 si è svolta una
manifestazione di protesta davanti al Comune di Genova a cui hanno partecipato circa 300 persone,
mentre nel Giugno 2000 sono state presentate al Sindaco 5000 firme
raccolte nel centro storico in tre o quattro settimane. 
IL POW WOW
Dopo 9 anni di attesa disponiamo, da marzo 2001 dell'assegnazione definitiva dei
locali per il Cerchio Sociale Polivalente POW WOW. Non dovrà per questo essere
tralasciato l'intervento in strada ed i locali rappresenteranno l'officina dove
trasformare il lavoro svolto in rinnovata energia.
Pow Wow è stato avviato grazie alla partecipazione ed alla collaborazione reciproca con le
persone incontrate in questi 14 anni assumendo da subito i connotati di "piazza al coperto" che vede protagonisti dai nonni ai neonati,
permettendo di ri-scoprire il senso vivo della comunità.
Nonostante il grave deficit finanziario siamo giunti al punto che riteniamo di compimento
del primo ciclo di Lavoro di Strada e di raggiungimento degli obiettivi originali: si
compone un nuovo cerchio.
LA RIORGANIZZAZIONE
Dal 2001 ad agosto 2003 l'impegno è stato quello di avviare il Pow Wow che ha contato 12628 entrate.
La mancanza di fondi adeguati non ha consentito la continuazione "normale" delle attività esterne, ma era previsto.
Nel frattempo l'Associazione ha aderito alla Rete 501, composta da 12 Enti operanti nel Centro storico e specializzati nell'interculturalità. L' adesione alla Rete ha permesso di ripristinare le collaborazioni con realtà con cui si è operato negli anni precedenti alla "distruzione istituzionale" delle reti fondate sui bisogni e sui percorsi, e, d'altra parte, di recuperare i rapporti con alcuni settori dell'Amministrazione Comunale.
Ai fini di ri-tessere, ri-organizzare e sistematizzare la rete solidale in comunità e di raggiungere una sempre migliore capacità di risposta ai bisogni emergenti la strategia attuale consiste nel:
rafforzamento dell'intervento in strada
il ripristino delle attività sospese
l'avviamento definitivo di tutte le attività al Cerchio Sociale
il risanamento del bilancio
il consolidamento delle alleanze con altre realtà del sociale

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